Dai sensori in campo per migliorare e tracciare le produzioni fino alle piattaforme online per vendere e comprare sementi e fertilizzanti: le migliori startup Agritech presenti al summit internazionale Seeds&Chips.

Il sogno di ogni agricoltore che guarda con interesse all’innovazione è avere un’app sul proprio smartphone che lo affianchi in ogni decisione aziendale. Che suggerisca il momento migliore per trattare o irrigare, che faccia previsioni sulle rese o che invii alert in caso di attacchi di parassiti. Insomma, un agronomo in formato miniatura da tenere sempre nel taschino, disponibile e affidabile.

Un giorno probabilmente arriveremo a tanto, ma già oggi ci sono delle aziende che stanno procedendo su questa strada e che hanno presentato le loro soluzioni a Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato all’innovazione Agrifood che si è tenuto a Milano e di cui AgroNotizie è media partner.
E’ il caso di SmartIsland, una società siciliana di Niscemi che si occupa di innovazione tecnologica e che ha lanciato sul mercato Smart farm, una piattaforma che utilizzando dei sensori in campo consiglia l’agricoltore sulle migliori strategie da adottare per combattere le malattie, ottimizzare le rese e ridurre l’utilizzo di input produttivi.

Insomma, un software per l’agricoltura di precisione che però guarda anche alla seconda parte della filiera agroalimentare. Ogni centralina è dotata infatti di una telecamera che fotografa la porzione di campo che le compete. Quando il prodotto agricolo viene raccolto e lavorato il sistema traccia la porzione di campo da cui proviene e al momento della vendita il consumatore è in grado, tramite Qr Code, di aprire una scheda che contiene la fotografia del luogo di produzione oltre ad informazioni sulla gestione del campo.

Attraverso Foodtrack, questo il nome del sistema, ogni azienda agricola o industria agroalimentare è messa nelle condizioni di tracciare i propri prodotti. Per chi punta sulla qualità si tratta di un valore aggiunto spendibile anche all’estero, dove c’è tanta voglia di made in Italy ma anche tanta paura dell’italian sounding.

 

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